Anche quest’anno Save the Children Italia ha presentato l’11ª edizione del Rapporto Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026, che fotografa una realtà ancora segnata da forti squilibri tra lavoro, cura familiare e accesso ai diritti. Il rapporto evidenzia come, in Italia, diventare madri significhi spesso affrontare ostacoli strutturali che incidono sulle scelte di vita, sull’occupazione e sulle prospettive economiche delle donne.
Tra i dati più significativi emerge il continuo calo delle nascite: nel 2025 sono stati registrati circa 355 mila nuovi nati, con una diminuzione del 3,9% rispetto all’anno precedente. Il tasso di fecondità si ferma a 1,14 figli per donna, ben al di sotto della media europea.
La maternità continua ad avere un forte impatto sul lavoro femminile. La cosiddetta child penalty raggiunge il 33%, con effetti duraturi su occupazione, salari e carriera. Dopo la nascita di un figlio, nel settore privato le retribuzioni delle madri possono diminuire fino al 30%. Il tasso di occupazione femminile cala dal 68,7% delle donne senza figli al 63,2% delle madri con figli minorenni, fino a scendere al 58,2% tra le madri con figli in età prescolare. Al contrario, tra gli uomini la paternità è associata a una maggiore occupazione.
Il rapporto sottolinea anche il crescente rinvio della maternità: l’età media al parto sale a 32,7 anni e le madri under 30 rappresentano ormai una minoranza. Sebbene il desiderio di avere figli resti diffuso tra le giovani generazioni, molte donne dichiarano di non avere condizioni lavorative ed economiche adeguate per diventare madri.
Persistono inoltre profonde disuguaglianze territoriali. Tra le madri con figli minori, il tasso di occupazione supera il 70% nel Nord e nel Centro Italia, mentre nel Mezzogiorno resta sotto il 46%. Negli ultimi dieci anni oltre 200 mila giovani donne under35 si sono trasferite dal Sud verso il Centro-Nord, aggravando il declino demografico delle regioni meridionali.
L’edizione 2026 include anche l’Indice delle Madri, realizzato con ISTAT, che misura la qualità della vita delle mamme nelle diverse regioni italiane considerando lavoro, servizi, salute, rappresentanza e benessere. In cima alla classifica si conferma l’Emilia-Romagna, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Valle d’Aosta, mentre in coda restano Sicilia, Puglia e Basilicata.
Accanto all’analisi dei dati, il rapporto richiama con forza la necessità di politiche strutturali capaci di sostenere davvero la genitorialità: lavoro stabile, servizi educativi 0-6 accessibili e di qualità, congedi più equi, sostegni economici e un welfare che accompagni le famiglie lungo tutto il percorso di vita. Centrale anche il rafforzamento della condivisione della cura tra madri e padri, per ridurre le disuguaglianze di genere che ancora segnano il percorso delle donne.