Continua il ciclo di appuntamenti legati allo sviluppo psicomotorio del neonato, dai suoi primi mesi di vita ai due anni di età. Un arco temporale importante in cui il bambino o la bambina inizia ad entrare in contatto con il proprio corpo, a relazionarsi con lo spazio che lo accoglie e le figure affettive di riferimento.

 

Genny Mangiameli, dello Spazio Mamme di Catania – un progetto di Save the Children implementato dal CSI-Catania con l’obiettivo di promuovere l’inclusione dei bambini tra 0 e 6 anni e delle loro famiglie, partner della Rete ZeroSeici racconta, in questo secondo incontro, la crescita e lo sviluppo psico-motorio del neonato di 12 mesi.

 

L’evoluzione senso-motoria
Il bambino, dai 9 mesi in poi, sperimenta gli spostamenti in orizzontale, acquisiti nella fase precedente, per muoversi per terra da solo ed esplorare il mondo intorno a sé. Impara ad essere autonomo, dal punto di vista cognitivo, sensoriale e motorio: fa pratica nei passaggi da una posizione all’altra, capisce meglio le distanze e le varie altezze, scopre sensazioni e percezioni di sé diverse e inventa attività ludiche nuove con gli oggetti che trova nell’ambiente.
La nuova sfida senso-motoria di questa fase è quella di tirarsi su in piedi (un appuntamento funzionale che lo gratifica molto) per poi tornare a mettersi giù di nuovo. La posizione eretta e lo spostamento in piedi, retto con le mani ai mobili stabili di casa, gli aprono nuovi orizzonti mentali.
Una volta che comincia ad alzarsi in piedi, è utile per il bambino allenare il cammino laterale sostenendosi con le mani ad oggetti stabili così come sviluppare la capacità di sapere cadere (difendersi adeguatamente quando viene perso l’equilibrio). Insieme allo spostamento orizzontale diventa fondamentale, prima di alzarsi in piedi, un periodo di statica eretta e di cammino laterale sostenendosi con le mani ai mobili; in questo modo il bimbo attiva i movimenti che serviranno a camminare da solo e gestire l’equilibrio per cadere senza farsi male. Un esempio tipico: buttarsi giù sul sedere in quanto percepisce che sta perdendo l’equilibrio. Tali basi preparano il bambino a lasciare i sostegni e a “lanciarsi” con abilità verso la deambulazione autonoma.

 

Lo sviluppo cognitivo
Sotto il profilo cognitivo, il piccolo acquista sempre più autonomia in particolare nel gioco. È contento di giocare da solo, inventa giochi nuovi, trova soluzioni alle piccole difficoltà che incontra e diventa capace di comunicare meglio con la mimica facciale e con i gesti. Comincia a collegare certi suoni ad oggetti ed azioni, emette alcune parole, comprende e segue comandi semplici.
Ora si interessa maggiormente a tutta la routine della sua giornata: lavarsi, vestirsi, andare al parco o a fare la spesa. Aumenta il potenziale di apprendimento dei pasti con i familiari che diventano occasione per godere delle relazioni quotidiane in casa. Impara il significato dei comportamenti a tavola suoi e dei familiari e matura la propria indipendenza.
Tramite la manipolazione degli svariati oggetti che gli vengono dati per giocare, sviluppa sia i movimenti fini delle mani sia le sue capacità intellettive e allena bene la capacità di concentrarsi più a lungo su un’attività alla volta. Le attività ludiche costruttive che hanno un inizio ed una fine, come vuotare e riempire un contenitore o fare la torre e buttarla giù, facendo anche a turno con un adulto o un fratello, facilitano la maturazione di queste abilità. Il piccolo sperimenta di più la voce ed i suoni e produce i bisillabi “ma-ma”, “ba-ba”, ecc., con grande piacere di mamma e di papà. Comincia anche ad imitare i gesti semplici come fare “ciao-ciao” con le manine.

 

Le capacità psico-motorie
Nel bambino crescono ogni giorno le capacità psicomotorie e la gratificazione per le sue conquiste, che lo vedono trovare, da solo, la soluzione ai piccoli problemi e alle frustrazioni che incontra durante le sue sperimentazioni. Camminando, aumenta notevolmente l’energia motoria e diventa ancora più attivo e curioso di esplorare lo spazio e in piedi riesce a manipolare e a trasportare gli oggetti, scoprendo piani più alti nell’ambiente.
Questa è la fase in cui la sicurezza dell’ambiente diventa ancora più importante per rendere la casa “a misura del bambino che si muove”. È essenziale controllare i luoghi nuovi dove il bambino può arrivare o cadere e gli appoggi che userà per alzarsi in piedi e camminare. Il piccolo è pronto per stare in piedi quando si “tira su” da solo. È importante che gli adulti non lo mettano in piedi pensando di aiutarlo perché, al contrario, ciò può rallentare l’acquisizione dell’equilibrio necessario per camminare da solo e sforzare eccessivamente le gambe. Per le stesse ragioni anche il girello non va bene in quanto: non aiuta ad acquisire una reale autonomia, favorisce movimenti e posizioni viziate delle gambe e dei piedi, non lo agevola nella gestione delle perdite fisiologiche di equilibrio. È utile mettere a disposizione del bambino poltrone, tavolini bassi e stabili, il divano possibilmente con i cuscini rialzati al fine di creare un piano di appoggio più basso per esercitare il cammino laterale e per avere uno spazio dove mettere i giocattoli, permettendogli così di giocare in piedi.

 

Come facilitare la deambulazione autonoma
La deambulazione autonoma infatti va riconosciuta come una delle conquiste più importanti per l’essere umano dal punto di vista della maturazione sia psichica sia motoria e aiuta ulteriormente il bambino a separarsi naturalmente dall’adulto, maturando così l’autostima e la sicurezza in se stesso. In questa fase si ribadisce l’importanza per il bambino di avere ritmi ed abitudini routinarie nella giornata per aiutarlo ad avere punti di riferimento stabili e ad organizzarsi di conseguenza dal punto di vista comportamentale. Gli adulti, in questa fase di crescita, devono prestare molta attenzione a due elementi fondamentali: i giochi e le scarpe.

I giocattoli sono molto importanti. Si può arricchire il “cestino dei tesori” con oggetti di diversi tipi, dimensioni, colori e materiali: oggetti normali di casa che possono diventare giocattoli, un po’ di giocattoli comprati (animaletti di gomma morbida, trottola, palla di stoffa o di gomma, contenitori con dadi, bastone con anelli, libri e libretti di plastica e di cartone rigido, bamboline e bambolotti, cubi da costruzioni, cubi ad incastro, alcuni pupazzi orsacchiotti), alcuni giocattoli fatti in casa.
E’ bello, oltre che utile, che gli adulti e i fratelli più grandi trovino delle occasioni nella giornata per giocare insieme: guardare un libro, cantare le canzoncine con i gesti imitativi delle mani e del corpo, vuotare la borsa della mamma, incoraggiando il piccolo a prendere l’iniziativa, a guidare il gioco, ad imparare a fare i turni. Mamma o papà fanno un gioco, il bambino guarda e aspetta per farlo a sua volta mentre i genitori lo guardano. Tutte le attività della giornata – il cambio, il bagnetto, i pasti, le passeggiate – sono simpatiche occasioni per stare insieme ed imparare l’uno dall’altro.

Le scarpe. Quando iniziano i primi passi diventa ancora più importante scegliere e mettere le scarpe giuste ai bambini: dovranno essere flessibili nei punti giusti, molto morbide e leggermente strutturate per accompagnarlo durante l’importante passaggio dalla fase del gattonamento alla posizione eretta . Normalmente questo ‘passaggio’ varia da bambino a bambino, ma parte in genere dai 9 o 10 mesi e può arrivare fino ai 18, con maggiore incidenza intorno ai 12 mesi. Non va però mai dimenticato che, anche quando il nostro cucciolo comincia a camminare, i suoi piedi non sono ancora ben sviluppati (nei primi 4 anni di vita il piedino è fisiologicamente piatto), per cui è importante farlo gironzolare scalzo o con calzine antiscivolo (in un ambiente protetto e pulito, come a casa) su diverse superfici. Fuori casa, invece, meglio usare una scarpina con sottopiede dotata di morbidi rilievi studiati per riprodurre la naturale stimolazione necessaria per la formazione dell’arco plantare. Devono, inoltre, essere dotate di una flex-zone nella parte anteriore che consenta al piede la naturale flessibilità, non devono prevedere alcun sostegno plantare ma essere leggermente rinforzate sul tallone, per assecondare il naturale movimento del piede. Altra caratteristica importante che una scarpa dovrebbe avere è un sottopiede con la superficie irregolare per aiutare il piedino a interagire con il suolo e favorire la formazione dell’arco plantare. E per finire, la scelta delle scarpe per il bambino dovrebbe essere guidata dalle caratteristiche della scarpa e mai dalla marca, che non rappresenta un requisito di qualità a favore del bambino.