La situazione dei bambini e delle bambine “senza diritti” richiama una delle contraddizioni più profonde dei sistemi sanitari moderni: l’accesso alle cure primarie per minori appartenenti a nuclei familiari privi di residenza anagrafica. In Italia, il diritto alla salute è sancito dall’articolo 32 della Costituzione, ma nella pratica esistono ancora barriere burocratiche e sociali che impediscono a molti e molte adulte, ma soprattutto a molti bambini e bambine di ricevere assistenza sanitaria continuativa.
Nei quartieri segnati da marginalità e fragilità socioeconomica, come lo ZEN di Palermo, la mancanza di residenza rappresenta un ostacolo concreto. Senza iscrizione anagrafica, infatti, è spesso impossibile ottenere l’assegnazione di un/una pediatra di libera scelta, accedere regolarmente alle vaccinazioni, effettuare controlli di crescita o ricevere cure tempestive per patologie acute e croniche. Il risultato è una forma di esclusione silenziosa che colpisce proprio i soggetti più vulnerabili come ci racconta Alessandra Notarbartolo, coordinatrice dello Spazio Mamme dello Zen di Palermo gestito da Laboratorio Zen Insieme, associazione partner di Save the Children Italia
Il ruolo dell’Ambulatorio Sociale dell’Associazione Zen Insieme
L’assenza di residenza non è solo una questione amministrativa: spesso riflette condizioni di precarietà abitativa, occupazioni informali, migrazioni interne o internazionali, e situazioni di disagio sociale. In questi casi, i bambini e le bambine pagano il prezzo più alto, subendo una limitazione di fatto del proprio diritto alla salute. Le difficoltà linguistiche, la scarsa conoscenza dei diritti sanitari e la diffidenza verso le istituzioni aggravano ulteriormente il problema. In questo contesto si inserisce l’esperienza dell’Ambulatorio Sociale dello ZEN, una realtà territoriale che opera per garantire assistenza sanitaria di base a chi rimane ai margini del sistema. L’ambulatorio offre visite pediatriche, neuropsichiatriche e logopediche, orientamento sanitario, supporto per l’accesso ai servizi pubblici e attività di prevenzione, e, nel tempo, è diventato un punto di riferimento per famiglie che altrimenti resterebbero prive di tutela. L’ambulatorio sociale svolge quindi una duplice funzione: sanitaria e sociale. Da un lato, garantisce infatti cure primarie e prevenzione; dall’altro, accompagna le famiglie in un percorso di inclusione, favorendo l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale e la regolarizzazione anagrafica quando possibile. L’accompagnamento non si limita alla gestione del sintomo, ma considera il più ampio contesto familiare e territoriale in cui quel sintomo si inserisce, promuovendo un approccio di comunità.
Un esempio concreto del lavoro dell’ambulatorio è rappresentato dalla storia di una famiglia con tre figli, tra i 3 e gli 8 anni, tutti con la necessità di accedere a una terapia logopedica. Di fronte ai tempi molto lunghi del servizio pubblico e alla possibilità economica di affrontare privatamente il percorso solo per uno dei tre, i genitori si sono trovati davanti a una scelta impossibile: decidere quale figlio curare e quali sacrificare. In questo caso, l’Ambulatorio Sociale dello ZEN ha preso in carico tutti e tre i fratelli, non senza difficoltà, con l’obiettivo primario di garantire a tutti e tre l’accesso alle cure di cui avevano bisogno, e quello secondario – ma non meno importante – di sollevare la famiglia dal peso ingiusto di dover scegliere chi curare e chi lasciare indietro.
Affrontare il tema dei bambini e delle bambine senza diritti significa interrogarsi sulla distanza tra il riconoscimento formale di questi diritti e la loro effettiva esigibilità. L’esperienza dello ZEN dimostra che la prossimità, la collaborazione tra medici e associazioni e una visione centrata sulla persona possono ridurre le disuguaglianze sanitarie. Tuttavia, tali interventi non possono sostituire strutturalmente il sistema pubblico: occorre un impegno istituzionale che renda davvero universale l’accesso alle cure primarie, indipendentemente dalla condizione socio-amministrativa dei genitori.
Garantire assistenza sanitaria ai bambini e alle bambine senza residenza non è un atto di beneficenza, ma un dovere giuridico e morale. Investire nella salute dell’infanzia significa investire nel futuro della comunità, affinché nessun bambino e bambina sia escluso/a da un diritto fondamentale per ragioni burocratiche.
Per maggiori approfondimenti sui diritti di bambini e bambine e sulla genitorialità responsiva consulta il sito di Save the Children.