Lavorare per la tutela e il benessere di bambini e bambine vuol dire non solo ascoltare i loro bisogni ma tener conto anche del contesto familiare in cui vivono. Per incidere positivamente sul loro percorso di vita è fondamentale accompagnare anche i loro genitori, sostenerli e aiutarli nel ruolo genitoriale. Ma come farlo? Licia Fortunato e Monica Monteriù della Cooperativa Antropos, partner dello Spazio Mamme di Save the Children a Torre Maura, Roma, ci raccontano come hanno strutturato alcuni laboratori pensati per i genitori, per fornire loro uno spazio di condivisione e consapevolezza rispetto a sé stessi e alla loro famiglia. 

 

Genitori Creativi

Il laboratorio nasce per riconoscere uno spazio dedicato ai genitori, in cui poter coltivare con le proprie passioni, le propensioni artistiche o – semplicemente – sperimentare il linguaggio della creatività. La scelta della formazione laboratoriale del gruppo, poi, è stata motivata dalla volontà di valorizzare le capacità dei partecipanti.

Lo spazio creativo non si configura come una “lezione” in cui insegnare o trasmettere competenze e tecniche specifiche ma, al contrario, si delinea come un terreno in cui raccogliere, condividere e conoscere insieme – in modo orizzontale – delle proposte o delle esperienze dirette che partano proprio dai genitori. L’idea basilare è quella di dar vita ad un contesto di co-conduzione in cui non si impongono dei “saper fare”, ma si condividono iniziative creative da accogliere, confrontare e provare insieme agli altri.

Un altro aspetto importante riguarda il recupero e/o il riutilizzo di materiale di riciclo, per una maggiore attenzione alla creazione sostenibile e per evitare lo spreco delle risorse presenti nello spazio. Si tratta di un aspetto, questo, che solitamente stuzzica l’estro dei genitori – forse anche per l’abitudine crescente, soprattutto nella dimensione scolastica, di ricorre a materiali semplici e presenti nell’ambiente domestico. 

In secondo luogo, il laboratorio costituisce anche un’occasione per sospendere temporaneamente le fatiche e la frenesia della quotidianità e per concedere a se stessi un tempo più rilassato da dedicare alla manualità, alla socializzazione e alla fantasia. Prendere consapevolezza di “spendere” del tempo per se stessi, infatti, diventa di fondamentale importanza, soprattutto laddove c’è la tendenza a mettersi in fondo a tutte le priorità.

Sono ormai noti, inoltre, i benefici che hanno, di per sé, le attività manuali in quanto strumento per aumentare la fiducia nelle proprie capacità, calmare lo stress migliorando la concentrazione e la capacità di rilassare la mente. Creare e trasformare sono processi che, a partire da un’idea, portano ad un effetto: soprattutto se quest’ultimo risulta soddisfacente si possono riscontrare delle importanti ripercussioni sul piano emotivo. Tali attività, quindi, da una parte si configurano come strumenti che associano uno sforzo cognitivo al piacere – specialmente quello della ricompensa; dall’altra si prospettano come stimolo alla cooperazione e alla coordinazione reciproca, nel momento in cui ci si assegnano dei compiti da svolgere per portare a compimento un lavoro.

Il laboratorio diventa anche un prezioso esercizio relazionale nella diade genitore-bambino – aprendosi al confronto e allo scambio con altre soggettività – in cui ciò che si sperimenta può maturare, plasmarsi o trasformarsi. Alcune attività creative, infatti, vengono estese anche ai bambini per consentire ai genitori di sviluppare nuove strategie ed alleanze educative e di co-costruire insieme altre esperienze. Si tratta di un percorso, quindi, che si pone l’ulteriore obiettivo di incrementare la consapevolezza rispetto all’importanza del loro ruolo di “educatori” e riguardo la loro funzione di propulsore per lo sviluppo dei bambini.

Inoltre, può essere preziosa l’opportunità per il genitore di riconsiderare le proprie idee, rispetto alle proprie capacità creative ed espressive. Alcune mamme, per esempio, partono da una difficoltà personale rispetto all’uso delle proprie risorse ludico-creative, così il fatto di poter esplorare liberamente una maggiore fluidità nella relazione genitore-bambin*, può favorire una migliore comunicazione nella relazione diadica.

Esperienze, queste, in cui “creare” pensando ai propri figli, ma anche a sé in quanto genitori e in quanto persone: con un proprio bagaglio culturale ed esperienziale, con una serie di risorse e di attitudini da valorizzare e da ri-creare. 

Un ulteriore elemento significativo di tali incontri è che siano forieri di altre visioni del mondo, condividendo le tradizioni e le pratiche artistiche del proprio Paese di provenienza: in questa accezione, dunque, il laboratorio è artefice di fondamentali processi di integrazione, rinforzando le culture e le identità che vi soggiacciono.

Infine, l’esperienza del creare insieme rappresenta una possibilità d’incontro e di conoscenza – oltre che di collaborazione – poiché, durante i laboratori, l’esercizio alla manualità potenzia la stessa capacità di raccontarsi all’altro. Spesso, infatti, dietro la realizzazione di un lavoro emergono frammenti o ricordi di storie di vita, che si mescolano e dialogano tra loro anche attraverso il linguaggio dell’immaginazione.

Questo aspetto è emerso prevalentemente durante i laboratori co-gestiti insieme al Punto d’Ascolto I Germogli, in cui si è dato spazio a una duplice attività di narrazione per le mamme nella prima parte, e di rappresentazione creativa – di quanto emerso – nella seconda, ricorrendo allo strumento della fotografia, di un oggetto rappresentativo, del disegno e della decorazione come fossero “istantanee” del proprio paesaggio interiore.

 

Movimento creativo

Un altro strumento è stato il Laboratorio di Movimento Creativo germogliato nel 2020 nel contesto dello Spazio Mamme – Torre Maura, con lo scopo di fornire alle beneficiarie strumenti, volti a promuovere un maggior senso di auto-efficacia, empowerment e padronanza di sé.

Si tratta di un percorso strutturato che tiene conto di bisogni espliciti ed impliciti, a breve e lungo termine partendo dal considerare la dimensione corporea e quella mentale di una persona come essenzialmente racchiuse nell’unità mente-corpo e dunque funzionalmente identiche, per cui, ciò che accade nella mente, riflette ed influisce su quanto accade nel corpo e viceversa.

Lo strumento elettivo, dunque, è il corpo. Viene promossa e facilitata la possibilità di sperimentarsi in chiave ludica nello scambio e nella conoscenza delle assonanze tra le diversità di provenienza delle partecipanti, attraverso l’anatomia del movimento libero di ogni distretto corporeo, il respiro spontaneo, il suono della propria voce. Ciò ha reso possibile la riscoperta di un linguaggio comune in grado di travalicare le differenze o le barriere linguistiche creando vicinanza, coesione e arricchimento reciproci e tante risate.

Altro aspetto importante, è la facilitazione della conoscenza di sé per accedere al proprio benessere psico-corporeo, legato al fatto che più sono chiare le percezioni del proprio corpo e dei propri confini, più è semplice riconoscere le proprie emozioni più facilmente si potrà modularle, nell’ottica della promozione della salute. Il macro-obiettivo a lungo termine è infatti, quello di fornire strumenti di crescita personale soprattutto per quanto concerne le proprie abilità di autoregolazione emotiva e la consapevolezza corporea, ponendo in condivisione tali elementi per favorire la fuoriuscita dei vissuti di marginalità ed isolamento, accogliendo la possibilità di prendersi per mano per prendersi cura di sé con piacere.

 

Per acquisire ulteriori informazioni visita il blog di Save the Children Italia, uno spazio di approfondimento tematico sui diritti di bambini e bambine e sulla genitorialità