Nella società moderna l’emancipazione e la lotta per i diritti hanno portato la donna a vivere una condizione diversa rispetto a quella di molti anni fa, in cui veniva ritenuta lei stessa la unica responsabile della crescita dei figli. Questo è quello di cui tutti siamo convinti o che tutti ci augureremmo, in realtà la strada sembra essere ancora molto lunga e la crescita e l’educazione dei figli continua ad essere di quasi esclusiva competenza della madre. La condivisione di responsabilità, ancora troppo spesso, sembra essere un concetto non del tutto acquisito.

Quanto è importante, invece, l’educazione condivisa dei figli? E quali i benefici per i più piccoli e per le stesse coppie? Ci aiuta ad approfondire l’argomento Nicoletta Princigalli, dell’Ass.ne “Lo Scrigno” – realtà attiva nel supporto alle e ai future/i neo-mamme e papà e partner della Rete ZeroSei.

Ciò che frequentemente ci accade di ascoltare è: “che bravo quel papà che aiuta la mamma”. Il punto di partenza è senza dubbio errato, quell’uomo non aiuta la mamma, come se una determinata faccenda non lo riguardasse, ma semplicemente svolge il naturale ruolo a cui è chiamato, ossia quello del genitore.

Questa presa di coscienza che può sembrare banale è, invece, determinante nella costruzione del proprio percorso genitoriale e della propria visione di famiglia. Essere consapevoli di aver dato vita ad un progetto, insieme, ci aiuta ad imparare a guardare nella stessa direzione.

Una delle cose, ancora oggi, più faticose per la donna è la gestione solitaria del proprio bambino. Per il piccolo, invece, è fondamentale la presenza e l’esempio di entrambi i genitori che, insieme, rappresentano quel porto sicuro di cui tante volte abbiamo parlato.

Sono loro, nella loro unione, a costituire per il bambino una base solida che gli darà la sicurezza per allontanarsi, esplorare, cercare sé stesso e sapere, al contempo, di poter ritornare dove verrà sempre accolto. È con questa consapevolezza che i genitori devono educare, in una sorta di comunione di intenti, il proprio bambino; creare per lui un ambiente sicuro in cui esprimersi.

Se si fa propria l’idea di corresponsabilità, la conflittualità tenderà a manifestarsi raramente. Avere chiaro sin dall’inizio il proprio ruolo, condividere con il proprio compagno o la propria compagna il modello educativo da adottare, renderà la coppia serena e la gestione decisamente poco faticosa.

 

Condividere fatica e emozioni per sostenere lo sviluppo dei più piccoli

Tendenzialmente, ognuno di noi ripropone lo schema educativo che ha ricevuto, a volte anche inconsapevolmente. Studi recenti in tema di neuroscienze, intelligenza emotiva, educazione dialogica hanno ampiamente dimostrato che determinati modelli possono generare delle problematiche, che si manifesteranno nel medio lungo termine.

Informarsi, prendere coscienza dell’importanza di relazionarsi amorevolmente con il bambino, può aiutare ad individuare il percorso che insieme si vuole tracciare, nella certezza che molto, moltissimo di ciò che sarà quel futuro adulto dipenderà dal rapporto di amore, empatia e rispetto che avrà costruito con i propri genitori.

Condividere il medesimo modello educativo non protegge, però, da eventuali situazioni di disaccordo che, se non gestite correttamente, possono generare conflittualità.

Avere opinioni differenti non necessariamente e non sempre è qualcosa di negativo, nel confronto si cresce e si migliora.

Ciò che è importante è che il bambino non percepisca la discordanza come qualcosa che lo confonde, che gli fa dubitare di quella sicurezza che i genitori rappresentano per lui. È importante che il bambino si senta sorretto. Che sappia di poter contare sui propri genitori, pur con le loro fragilità.

Il genitore non è un supereroe, è attraverso di lui che il bambino impara ad osservare la vita, ma i conflitti non correttamente gestiti possono destabilizzare e spaventare.

È, ancora una volta, il dialogo a venirci incontro. L’esternazione del proprio pensiero, la condivisione, il desiderio di ricerca di una linea comune, nella certezza che quello sforzo di armonia sarà uno dei pilastri su cui il nostro bambino costruirà la propria capacità relazionale. 

Per ulteriori approfondimenti e risorse utili relative ai diritti di bambini e bambine, consulta il blog di Save the Children Italia