Il primo studio italiano che ha valutato come lo stato di ansia, depressione e attaccamento materno fetale è influenzato dalla diffusione dell’infezione da Coronavirus nelle donne in gravidanza. Uno studio dell’Associazione di Volontariato Mammachemamme patrocinato dal Movimento Italiano Psicologia Perinatale (MIPPE)

 

La gravidanza, per la donna, rappresenta un periodo di trasformazioni fisiche ed emotive, di adattamento e continue scoperte. L’emergenza sanitaria rappresentata dalla circolazione del virus responsabile della COVID-19, sta avendo un notevole impatto sullo stile di vita della gestante e sulla gestione della gravidanza. Durante il periodo di gestazione, una condizione cronica di stress, è uno dei più importanti fattori di rischio sia a livello fisico, psicologico che sociale. Lo stress sappiamo, è la risposta dell’organismo a stimoli nocivi che influenzano il suo equilibrio interno basale. Questa attivazione genera una tensione profonda nell’intero sistema manifestata da una serie di modificazioni psicofisiche e comportamentali atte a consentire all’organismo la reazione di difesa. Qualunque sia la natura dell’agente stressante, in questo caso il coronavirus, i meccanismi di adattamento che vengono innescati sono simili seppur orientati, da ognuno di noi, verso ciò che maggiormente percepiamo come vulnerabile o in pericolo. Questo conferma che si tratta di una risposta biologica primaria legata alla sopravvivenza, un meccanismo difensivo con cui l’ organismo si sforza di superare una difficoltà per poi tornare, il più presto possibile, al suo normale equilibrio operativo basale. Il tipo di stress che le donne in gravidanza stanno vivendo in questo periodo, è un tipo di stress che fino ad oggi non conoscevano, perché legato all’isolamento e alla riduzione dei contatti fisici, e mentre sempre più numerosi studi dimostrano come lo sviluppo fisico e mentale dipende dal contatto durante tutto il corso della nostra vita, ci chiediamo quale sarà l’impatto che questo tipo di condizione avrà sulle donne in gravidanza.

Attualmente le poche notizie disponibili su COVID-19 in gravidanza sono abbastanza rassicuranti, ma visto l’esiguo numero di studi, è comprensibile registrare una forte risposta di ansia nelle donne in attesa, che si orienta verso l’andamento della gravidanza, i figli, i parenti, il lavoro e il futuro in generale della società.
Lo studio SEG-Covid19, un’indagine epidemiologica promossa dall’Associazione di Volontariato Mammachemamme con il patrocinio del Movimento Italiano Psicologia Perinatale (MIPPE) vuole valutare come l’impatto mediatico dato dalla diffusione del Coronavirus sta influenzando la salute psicologica delle donne in gravidanza.

All’indagine, avviata il 14 marzo, hanno risposto oltre 1000 donne con un’età media di 32 anni, ugualmente distribuite nel territorio nazionale. Le donne con un’età media di gestazione di 26° settimana presentano le seguenti caratteristiche demografiche e cliniche: il 46% ha conseguito una laurea e il 58% ha un lavoro dipendente; il 61% è coniugata, mentre il 31% è convivente; infine il 65% versa in condizioni economiche modeste, mentre il 16% presenta difficoltà economiche. Dal punto di vista ginecologico, il 52% è alla prima gravidanza e il 40% alla 2° gravidanza. Il 26% ha avuto precedenti interruzioni di gravidanza, mentre il 14% ha in corso una gravidanza a rischio. Il 63% ha partecipato ai percorsi di accompagnamento alla nascita e il 65% intende farlo.

Come sono state valutate le mamme.
Per misurare la percezione di pericolo per la salute della gestante, del nascituro e dei suoi familiari dovuto alla diffusione del Coronavirus è stato costruito un questionario ad hoc. Alle donne si è chiesto di indicare su una scala likert l’intensità della loro preoccupazione riguardo l’impatto del Coronavirus sulla loro salute, sull’andamento della gravidanza, sui figli, i loro parenti, il lavoro e il futuro in generale della società. Il peso dei valori di questa scala insieme alle variabili cliniche-demografiche sono state inserite in un modello di regressione per misurare la loro influenza sui livelli di ansia, depressione e attaccamento prenatale.

I risultati dello studio
I valori di ansia di stato delle madri superavano i livelli di soglia di normalità (STAI-Y1: 55.5), come quelli relative alla depressione (BDI-II: 12.4). Per misurare l’attaccamento prenatale (APN) ovvero l’insieme di pensieri che la futura madre ha nei confronti del proprio feto e che aumentano di intensità con l’andamento della gravidanza, è stata utilizzata la Prenatal Attachment Interview. Nelle analisi preliminare l’attaccamento prenatale delle future mamme italiane risultava più basso nelle donne con più alto stato di ansia (r= -0.18; p-level< 0.0001) e depressione (r= -0.13; p-level= 0.0004).

Le analisi di regressione multipla dimostrano che i livelli di ansia di stato, depressione e l’attaccamento prenatale delle donne in gravidanza sono influenzati da tre variabili: la percezione di pericolo legato al Coronavirus, lo stato economico della famiglia e la presenza di altri figli. Nello specifico, l’alta percezione di pericolo per la diffusione del virus, le difficoltà economiche e la presenza di altri figli in famiglia, sono tutti fattori che aumentano lo stato di ansia e depressione delle gestanti, influenzando l’attaccamento prenatale (r2= 0.54; p-level < 0.0001).

Negli ultimi anni un numero crescente di studi ha messo in luce un’associazione tra l’ambiente delle prime fasi dello sviluppo di un individuo e il modo in cui l’organismo si formerà.
Un’analisi condotta sul cordone ombelicale, sulla placenta e sul sangue materno ha messo in evidenza che se la mamma vive un momento di forte stress e preoccupazione durante la gravidanza, il bambino che porta in pancia non solo registrerà questo stress ma ne sarà a sua volta influenzato. Questo principio alla base dell’epigenetica, ci insegna come le modificazioni biochimiche all’interno delle nostre cellule hanno la possibilità di alterare l’espressione di alcuni geni.
E’ importante sottolineare che l’espressione dei nostri geni è influenzata dall’interazione del nostro organismo con l’ambiente esterno. Nello specifico, i nostri risultati evidenziano l’importanza di attuare programmi di prevenzione per evitare che lo stato di salute psicologica delle donne in gravidanza, non solo in questo periodo, abbia il minore impatto possibile sulla donna, il nascituro e la famiglia.

Il lavoro di ricerca è stato condotto da: M. Cecilia Gioia (1, 2, 3); Alessia Aloi (2, 3); Cerasa Antonio (4).
1. U.O. Ostetricia e Ginecologia iGreco Ospedali Riuniti Cosenza
2. Associazione di Volontariato Mammachemamme, Cosenza
3. Movimento Italiano Psicologia Perinatale (MIPPE)
4. IRIB Cnr, Cosenza