
Quando parliamo di “interruzione dell’allattamento” dobbiamo far riferimento alle linee guida [1] che affermano che l’allattamento continua finché mamma e bambino lo desiderano. Pertanto, una cosa importante da comprendere è che la decisione di interrompere l’allattamento può partire dalla volontà della mamma, da quella del bambino oppure da entrambe. Approfondiamo l’argomento con l’ostetrica Letizia Samantha Zeverino e la psicologa/psicoterapeuta Antonella Rotolo, operatrici di Il Melograno – Centro Informazione Maternità e Nascita, ente partner di Fiocchi in Ospedale Bari.
Quando parliamo di interrompere l’allattamento, la prima regola di buon senso che la fisiologia ci insegna è di evitare cambiamenti bruschi. La produzione del latte si regge su un equilibrio delicato, e a suo modo perfetto, tra domanda e offerta, guidato da un ormone chiamato “prolattina”. Se smettiamo improvvisamente di drenare il seno, il latte ristagna nei dotti con il rischio concreto di sviluppare ingorghi dolorosi, o mastiti. Inoltre, un crollo ormonale repentino di prolattina e ossitocina può scatenare, in alcuni casi, una sensazione di malinconia e smarrimento.
Il segreto per un’interruzione serena è di muoversi a piccoli passi, ascoltando i tempi del proprio corpo e le reazioni del bambino o della bambina. Una delle strategie più efficaci, anche se all’apparenza molto elementare, è la regola del “non offrire, non rifiutare”: smettere di proporre il seno di propria iniziativa, ma accogliere il bambino se è lui a chiederlo con insistenza. Molte poppate legate semplicemente alla noia o al momento possono così diminuire naturalmente.
Questo metodo viene utilizzato proprio per iniziare a diminuire le poppate. Quando la mamma avrà maturato la volontà di interrompere l’allattamento, è consigliabile procedere sempre una poppata alla volta. È necessario scegliere per prima quella meno significativa emotivamente, magari una poppata diurna in cui è più facile distrarre il piccolo con un gioco, una passeggiata o una merenda. Si procede poi con le poppate successive, osservando l’adattamento del/lla bambino/a e del corpo della mamma a questo nuovo processo. Le ultime a scomparire sono quasi sempre le poppate dell’addormentamento o della notte, che sono quelle più cariche di valore affettivo e capaci di produrre un profondamento rilassamento della creatura che sarà, così, più predisposta a un sonno tranquillo e continuativo.
In questo momento di passaggio, durante il quale la mamma elimina gradualmente le poppate meno impattanti sul piano emotivo, si debbono preparare anche i bambini all’interruzione completa dell’allattamento, utilizzando storie, libri, racconti che in maniera positiva possono accompagnare il bambino/a, in modo graduale e non traumatico, verso una sempre maggiore consapevolezza dell’interruzione dell’allattamento. Il consiglio è quello di utilizzare sempre le stesse parole per il racconto in quanto i/le bambini/e apprendo più facilmente attraverso la ripetizione, così come si può trarre grande giovamento dalla creazione di una routine, che potrebbe rendere più semplice e accettabile questa fase. Inoltre, in questo momento di preparazione, si possono sperimentare metodi, diversi dal seno, per consolare e rassicurare i bambini/e come abbracci prolungati, carezze, filastrocche e nenie ripetitive, piccoli pezzi di cibo solido da succhiare, ecc.
Come prendersi cura del seno in questo periodo di passaggio?
Se durante questo percorso si dovesse avvertire un senso di fastidio, il seno troppo pieno, gonfio o dolente, è necessario fare attenzione a non usare il tiralatte per svuotarlo del tutto, altrimenti si rischia di inviare al cervello il messaggio di produrne ancora. È consigliato, invece, effettuare una leggera spremitura manuale o usare il tiralatte per pochissimi minuti per togliere quel tanto di latte sufficiente a dare sollievo. Dopo aver svuotato leggermente il seno, un impacco freddo può aiutare a ridurre il gonfiore e la sensazione di tensione. All’inizio, è normale sentire spesso il seno pieno e teso, quindi le spremiture saranno più frequenti, ma, man mano, con le dovute accortezze e un poco di pazienza, la necessità di alleggerire il seno sarà sempre meno intensa, fino a sparire.
Attenzione ai falsi miti. Per quanto riguarda le possibili implicazioni psicologiche relative alla decisione di smettere di allattare, bisogna scongiurare ansia e sensi di colpa. Non esiste un’età giusta o sbagliata per smettere di allattare; il momento ideale è quello che rispetta il benessere di mamma e bambino e che tiene conto delle diverse esigenze che possono palesarsi nella quotidianità familiare e nella vita sociale. È bene ricordarsi che l’allattamento è solo uno degli strumenti possibili di una sana relazione parentale e di accudimento. Si può infatti smettere di allattare continuando a rispondere con amore e attenzione ai bisogni del/lla proprio/a bambino/a e senza minare la relazione di fiducia e di accoglienza creata nel tempo. È, quindi, sconsigliabile adottare strategie per interrompere l’allattamento che prevedano l’inganno (ad esempio apporre cerotti o prodotti dal cattivo sapore sui capezzoli) o il brusco allontanamento dalla mamma (chiudersi in un’altra stanza o partire lasciando il bambino con il papà o con i nonni, o ignorarne il pianto). Questo genere di strategie rischia di far sentire la creatura sola e non sostenuta nel momento del bisogno, in un momento di passaggio particolarmente delicato.
“E se smettendo di allattare stessi creando un trauma al mio bambino?”: spesso questa è una delle preoccupazioni che attanaglia le mamme che decidono di smettere di allattare. È comprensibile, ma è importante dirlo con chiarezza: smettere di allattare non è di per sé un trauma. Può diventare, invece, un’importante occasione di crescita relazionale ed emotiva, se accompagnata nel modo giusto. Sentire piangere il proprio bambino è profondamente frustrante per un genitore. Il pianto attiva l’istinto dell’adulto che si prende cura, tocca corde profonde della sua storia e innesca una risposta rapida. Questo non è un errore: è un meccanismo che la natura ha previsto per la sopravvivenza del neonato. Attraverso il pianto, il bambino comunica un bisogno e l’adulto si attiva per intervenire. Ma crescere non significa eliminare ogni frustrazione. Quando un bambino piange perché non riceve il seno, non sta chiedendo troppo. Sta esprimendo un’emozione intensa che non ha ancora le competenze per gestire autonomamente. Il problema non è il pianto in sé, ma come viene accolto.
Smettere di allattare può mettere il bambino di fronte a momenti di frustrazione, pianto e crisi, anche quando il percorso è rispettoso e graduale. Questo non significa che si stia commettendo un errore o causando un trauma. Se l’adulto resta presente, disponibile, emotivamente vicino, allora il bambino può attraversare la fine dell’allattamento al seno senza sentirsi abbandonato. L’importante è avere un approdo sicuro. La difficoltà nasce quando il bambino viene lasciato solo dentro quelle emozioni. I genitori non hanno il compito di eliminare le difficoltà, ma quello di offrire una presenza rassicurante e costante.
[1] OMS/UNICEF, 1989/1990: “L’allattamento al seno: protezione, promozione e sostegno – L’importanza del ruolo dei servizi di maternità”
Per ulteriori informazioni su genitorialità responsiva e benessere dei bambini e delle bambine tra 0 e 6 anni consulta il sito di Save the Children.