
Dal greco, il termine “doula” designa colei che si pone al servizio della madre. Oggi, questa figura incarna un ruolo antico quanto necessario: quello di accompagnamento pratico ed emotivo, che mette a disposizione un supporto sia sociale che di prossimità. In un’epoca segnata dalla frammentazione dei legami familiari, la genitorialità vive una solitudine strutturale che il sistema sanitario, focalizzato sull’emergenza clinica, e depauperato di risorse, fatica a intercettare. In questo vuoto, il lavoro della doula si configura come un presidio di prossimità capace di sostenere il benessere relazionale del nucleo familiare. Approfondiamo l’argomento con Beatrice Irene Gemma, presidente dell’associazione Mondo Doula, ente partener della Rete Zero-Sei di Save the Children.
La sfida più urgente è superare la visione della doula come figura “alternativa”, e in competizione con quella dell’ostetrica, per riconoscerla come un nodo funzionale in una rete multidisciplinare e trasversale che coinvolge, oltre al servizio pubblico anche figure che occupano un ruolo all’interno del terzo settore, ma che, non per questo non hanno una propria professionalità e rilevanza. La nostra prassi quotidiana – ci racconta Beatrice – , confermata dall’esperienza sul campo delle socie di Mondo Doula, dimostra che la collaborazione con altre figure — ostetriche, fisioterapisti/e, consulenti dell’allattamento, psicologhe, educatrici, operatrici dell’accoglienza — non è una mera somma di competenze, ma un’integrazione sistemica. Mentre la specialista offre la risposta tecnica, la doula garantisce lo spazio dell’ascolto, della compassione e del non giudizio, fungendo da collante nel percorso (di gravidanza, di ripresa dopo il parto, e di tutte le trasformazioni che si possono attraversare nel primo anno dopo l’arrivo di un bebè).
Sono da considerarsi molto interessanti le esperienze di alcune socie che organizzano dei cerchi di neomamme di quartiere in alcune grandi città come Milano e Torino, ma anche in piccoli borghi toscani. L’intento è sempre quello di affiancare senza sovrapporsi a figure sanitarie o sociali, ma favorendo il pluralismo delle voci, e aiutando anche le mamme a consolidare relazioni di fiducia con il sistema dei servizi.
Il terreno di confronto più complesso resta quello istituzionale e ospedaliero. Spesso il pregiudizio che etichetta la doula come figura estranea e ancora radicato negli ambienti sanitari e si dissolve solo attraverso il contatto diretto. Le testimonianze raccolte in alcuni presidi ospedalieri — dove la presenza di una doula è stata accolta con curiosità e gratitudine da ostetriche e e altre figure di coordinamento assistenziale — evidenziano un dato fondamentale: la professionalità si dimostra nel saper “stare al proprio posto”, sapendo dialogare e anche sapendo tacere quando si deve farlo.
La doula agisce con discrezione — supporta ma non ingombra — e la diffidenza iniziale, che alcune mamme o altre professioniste/i possono provare, si trasforma in collaborazione e scambio. Il lavoro della doula a domicilio e il supporto emotivo costante che questa figura promuove, trova profondo riconoscimento da parte delle ostetriche. La doula si occupa di un carico relazionale che, se ignorato, può generare disagio e necessitare l’attivazione di altri professionisti sanitari. Non è una questione di gestione di passaggi tra professionisti, ma di una reale presa in carico della famiglia, dove ognuno opera entro il proprio perimetro, ma contemporaneamente crea una rete.
Il futuro del welfare di comunità risiede in questa capacità di integrazione. Per gli enti del Terzo Settore, le doule formate da Mondo Doula (unica associazione presente nel registro delle associazioni professionali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy) possono essere una risorsa strategica: professioniste che sanno leggere i segnali di isolamento, sanno attivare la rete e garantiscono alle famiglie un supporto sicuro. Integrare stabilmente questa figura nei progetti di sostegno alla genitorialità potrebbe essere non solo un segnale di innovazione nell’approccio all’assistenza perinatale (che non è e non può essere solo sanitaria), ma anche una risposta concreta ai bisogni di una società che vuole prendersi cura della salute fisica, ma soprattutto del benessere e della ricerca di una vita più felice.
Testimonianze
Doula Dagmar Telsfer Alto Adige
Doula Linda Moelands Toscana
Doula Mariana Gutierrez Lombardia
BibliografiaDoule. Prendersi cura delle maternità di Pamela Pasian, Francesco Matteuzzi, Alessandro Lise, Shanti Ranchetti ed. Becco Giallo
Articolo di Cristina Barbetta